Siamo negli anni 60 in Nigeria e precisamente nel luogo definito”uno dei più fragili ecosistemi del mondo”-il delta del fiume Niger –e in questi anni si assiste alla crescita e corsa sregolata all’estrazione del petrolio(In quest’area la sola Shell ha costruito 96 pozzi petroliferi, due raffinerie, un complesso petrolchimico, una fabbrica di fertilizzanti e una serie sterminata di oleodotti, la cui lunghezza – si calcola – eguaglia la distanza fra Londra e New York)che ha in poco tempo distrutto ogni equilibrio.
In pochi anni si assiste alla distruzione di ampie parti di foresta; alla dispersione dei residui d’estrazione che si depositano sul suolo creando una cortina velenosa e impermeabile; alla estinzione di specie viventi fino all’erosione e alla instabilità stessa del suolo trasformandolo in “uno degli ecosistemi piu a rischio del mondo”.
A chiedere alle compagnie di operare nel rispetto dell’ambiente, o lasciare il paese decontaminare il territorio dagli agenti inquinanti che la Shell vi ha disperso, il risarcimento dei danni, è la comunità Ogoni una minoranza etnica di circa mezzo milione di individui.
Negli anni 80 sono costretti ad abbandonare le terre di origine grazie ad una legge costituzionale che ha reso il governo nigeriano l’unico proprietario e l’unico detentore dei diritti di tutto il territorio e che permette di distribuire le terre alle compagnie petrolifere(calpestando ogni forma di diritto umano e abusando dell’ambiente naturale della regione ).
Si urla la fine delle illusioni, la vendita della madre patria al nuovo colonialismo delle economie globali, urla senza mezzi termini, urla piangendo, urla con ironia devastata, urla contro la confusione delle coscienze e delle consapevolezze.
Nasce cosi il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni ( MOSOP ) gli obiettivi del quale furono subito ben chiari: contrastare, nel processo di assoggettamento della regione da parte di corporazione straniere, il governo nigeriano e la compagnia petrolifera Shell.
A farsi portavoce un intellettuale candidato al premio nobel per la pace nel 1997, forte attivista non-violento Ken Saro Wiwa.
Nella figura di Ken Saro-Wiwa confluivano ideali quali libertà civile e lotta al razzismo, ambientalismo e lotta al capitalismo, ecologia e diritto al lavoro. Ken Saro-Wiwa combatteva insieme al suo popolo per proteggere l’ambiente in cui viveva, un ambiente che racchiudeva in sè molto più del semplice paesaggio fisico saccheggiato e deturpato dall’invasione del delta del Niger da parte della Shell. Ken Saro-Wiwa denunciava e combatteva i crimini contro l’umanità e l’ambiente commessi dalle multinazionali del petrolio.
“Miei fratelli, mie sorelle,
danzate, danzate, danzate.
Danzate la vostra rabbia e la vostra gioia.
Danza, popolo mio,
perché abbiamo visto il domani,
e c’è una stella Ogoni nel cielo”
Ken (Kenuie Beeson) Saro-Wiwa è stato impiccato il 10 novembre 1995 nella prigione di Port -Harcourt, in Nigeria, insieme ad altri 8 attivisti del MOSOP. Ucciso da un regime efferato e corrotto per aver alzato la voce contro l’arroganza e la violenza del potere politico, del potere militare e del potere economico rappresentato dalle multinazionali petrolifere.
Il resto del mondo ha pianto, ha protestato, e ora si appresta a dimenticare. Per evitare di infastidire troppo coloro che Saro-Wiwa aveva denunciato.




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